Hai mai avuto la sensazione che tutto sia in movimento mentre in realtà è tutto fermo? Come se le cose danzassero in un ballo frenetico, sotto i flash, per poi fermarsi in un istante qualsiasi?
Hai mai confuso le cose anche se erano lampanti, per qualcosa che in realtà non erano?
Forse tutte le persone là fuori sono bugiarde; forse nessuno ha mai capito nulla di niente, ma in realtà sono tutti buoni a fare grandi sorrisi, a chiedere come stai, e noi altri siamo diventati così bravi a mentire a loro. “Sto bene”, sorrido a denti stretti e dico, “bene, grazie!”.
È da tanto che non dico un “bene” sincero, genuino. C’era un tempo in cui stavo bene, davvero bene. Non avevo nulla, ma non mi mancava nulla. Non avevo davvero nulla, perché so di non avere nulla. Ma stavo bene, avevo la tranquillità di chi ha la porta della prigione aperta e la libertà di un uccello.
Ora che non ho tempo, dovrei muovermi… Dovrei agire. Correre per qualcosa, ma ho scoperto che non me ne fotte un cazzo di tutte queste cose. Il mio interesse è scemato come terribilmente mi accade a volte. Forse la libertà che tutti agognano ma a cui nessuno arriva è capire che tutte le cose che fai hanno un’utilità pari a zero.
I giorni passano. Le ore e i minuti non si fermano e galoppano via, e tu hai l’impressione di averli buttati nel cesso.
Alcuni sembrano eterni; altri, sembrano perdersi uno dietro l’altro e cadere giù, nel burrone del oblio. Ricordi che si mischiano. Cercare e non ottenere. Camminare bendati e inciampare. Avere il ricordo di qualcosa che non ho più, cercarlo tra le lenzuola e cercare mani che non posso baciare in questo momento. Non ho nulla, ma non mi manca nulla.
Mi siedo, voi correte pure, io non so più perché correre, e perché voi vi affaticate tanto. stancatevi piccole formichine, io me ne batto il cazzo a questo punto. Gli esami, le corse frenetiche per successo, soldi, fortuna, e qualche scopata occasionale. Non ha più senso. Che ne avesse prima? Non saprei. Non mi sono mai curata di certe cose, ho sempre preso ciò che mi veniva dato da persone e dal destino.
Il tempo passa. I minuti si ricorrono, i secondi scattano via come se tutto fosse una staffetta.
Uno; due; tre; quatto; cinque…
Il passare del tempo, la mia più grande ossessione e più grande paura…
Uno; due; tre; quattro; cinque…
So contare… sorrido da sola facendo la cogliona su discorsi che non hanno né senso né sapore…
Uno; due; tre; quattro; cinque….
Non ho nulla; ma non mi manca nulla… Sto bene, sinceramente… Cercami domani, forse sarò da un’altra parte.
Uno; due; tre; quattro; cinque…
Mi manchi, ma sto bene… arrivati al fondo, non puoi più scavare; puoi solo e soltanto cercare di salire.